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Barbara su Il Giornale

Amori, dolori e battaglie di una ribelle fedele
Dalla morte della madre ai successi (ma anche ai tonfi) in tv, Barbara d’Urso si racconta un autobiografia senza censure
Se uno scrive un libro su di sé, sorge il sospetto che voglia fare un bilancio per poi tirare i remi in barca. Ovviamente a Barbara d’Urso neanche passa per il pianerottolo del cervello di sparire dalla tv e se adopera diverse pagine per raccontarsi è perché si adora.
Inoltre ama, riamata, i suoi fan e vuole condividere con loro ricordi e riflessioni.
Tanto poi esce il sole (Mondadori), in libreria in questi giorni, deve il titolo alla frase che la mamma della presentatrice ripeteva con lo stesso spirito con cui Scarlett O’Hara diceva: «Domani è un altro giorno». Ossia, forza, rialzati, datti da fare. È anche la divisa di Barbara che da una quarantina d’anni tira la carretta a denti stretti e ha sempre sprizzato ottimismo berlusconiano. Con l’illimitata simpatia che prova per sé, d’Urso si autodefinisce: «Solare e fragile. Grata alla vita anche per le mazzate che mi ha dato». La mazzata principe è la morte precoce della mamma con cui la figlia, oggi cinquantaquattrenne, riprende nel libro il dialogo che nella vita reale si è interrotto.
Barbara aveva undici anni quando ha visto morire la madre per un morbo sconosciuto. Era un’insegnante calabrese, trasferita a Napoli con il marito, un avvocato lucano, che si indovina duro e severo. A Napoli nasce Maria Carmela, Carmelita in famiglia, che dopo gli studi secondari punta subito allo spettacolo, per amore del quale prenderà il nome di Barbara. Il genitore vedovo la vorrebbe all’università. «Non è la mia strada», è la replica ribelle. Segue scena madre, l’uscita traumatica di casa e la rottura col suo vecchio.
Barbara si affaccia al nuovo mondo da una porta secondaria: la moda. Fa l’indossatrice a Napoli, come dire meno di zero, e senza averne il fisico -non è una slavata betulla nordica, ma un rotondo pino posillipeo- e neppure la testa per fare da docile stampella di sarti e vestiti. d’Urso è esuberante, pronta di lingua, estimatrice di se stessa. Punta dritto alla tv e si trasferisce a Milano. A vent’anni debutta su Telemilano 58, il futuro Canale 5, da subito nell’orbita del Cav al quale resterà sempre fedele, dopo un periodo di spola con la Rai.
Non arretra davanti a niente e posa nuda per Playboy e Playmen. «Pentita?». «Per nulla», risponde, ma ammette: «Una leggerezza. Ero agli inizi». Il padre che già ci aveva messo una pietra sopra, cala la saracinesca. Finché la nonna materna scrive al genero con quel cuore meridionale e la prosa di cui oggi si è perduto lo stampo: «Ascoltate ’a coscienza e fate pace con la piccierella vostra, pensando alla mamma sua che la guarda da lassù con la Vergine e gli angioli». Fu così, che Carmelita si riconciliò col babbo, il quale poco dopo morì.
Elencare quel che d’Urso ha fatto in decenni – tra tv, cinema, teatro – è improbo e inutile. Come nel giornalismo, anche sulla scena, ogni esibizione è morta il giorno dopo. E, a proposito di giornalismo, l’esuberante show girl si è cimentata anche in questo, addirittura da professionista iscritta all’albo. Ma il soggiorno nella corporazione era a tempo. Presto, l’Ordine l’ha espulsa accusandola indignato di avere fatto pubblicità sui giornali. Meglio così, per un mestiere affollato di mammole ipocrite, d’Urso è sovradimensionata.
Il modo migliore di conoscere Barbara è il camerino dove riprende fiato tra un impegno e l’altro. La show girl è stesa nella penombra su un letto basso all’orientale. Ha una tuta aderente e i piedi nudi. La scollatura apre orizzonti da capogiro, mentre addenta una tavoletta di cioccolato fondente. «La mia cocaina», dice ridendo e alza le gambe a candela, fa la spaccata, si contorce, si rannicchia. È lo sfogo dopo ore di tv. Se la lodate per com’è croccante a cinquanta e passa anni, vi dirà: «Ho avuto un gran culo. Non ci sono ritocchi» e, palpandosi il busto, aggiunge: «Se vuole toccare faccia pure». Qui, ciascuno si regola come vuole. Io, da sempre represso, mi limito all’acquolinoso: «Mmm. Effettivamente».
È il momento buono per le domande scomode. Le sconfitte, per esempio. L’accusano di trash: il famoso «ballo delle tette», la cruda intervista al malfermo Francesco Nuti, ecc..
«Faccio tutto quello che sento di potere fare con sincerità. Rivendico l’intervista, umanissima. La rifarei identica. Mi criticano i sepolcri imbiancati». Non dà spazio, il tono è ultimativo. Restano gli amori di Barbara, uno sciame da fare impallidire Alma Mahler-Gropius-Werfel ecc. Due figli, oggi ultraventenni, da Mauro Berardi; il matrimonio fallito con un ballerino di dodici anni più giovane; i viavai nel talamo, Memo Remigi, Vasco Rossi, Miguel Bosè, Stefano Bettarini, un misterioso imprenditore ligure suo ultimo amore certo. E ne dimentico… «Vorrei vedere! Alla mia età avrò pure goduto qualcosa di più». Ma non si considera farfallona. «Mai stata infedele e sono pronta a sparare in bocca se uno mi tradisce».
Furbacchiona com’è le piace da matti il suo datore di lavoro, Piersilvio Berlusconi. «Un gran gnocco. Ma è fidanzato con una mia amica. E l’uomo degli altri non si tocca. Come non si tocca l’uomo mio». E ora con chi sta? «Niente amori, neppure platonici. Sono tornata vergine fisicamente e mentalmente». Passerà, Barbara. Tanto poi esce il sole.

13.12.11

via IlGiornale
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