Interviste, Libri, Rassegna Stampa

Barbara su La Gazzetta del Mezzogiorno


«La mia infanzia a Laurenzana»
Barbara D’Urso rispolvera le sue radici nel libro «Tanto poi esce il sole»
Bella, brava, solare, ma soprattutto professionista innamorata del suo lavoro. Scambiare quattro chiacchiere con Barbara d’Urso è un piacere.L’occasione è la sua ultima fatica letteraria «Tanto poi esce il sole» in cui, in una continua ricerca di se stessa,
«porta alla luce le sue ferite più intime e i suoi dolori più segreti». Il libro, attraverso la mescolanza di fatti e luoghi diversi, ripercorre l’infanzia della d’Urso, la piccola Carmelita, la sua adolescenza, infranta dalla tragica e prematura morte della mamma e i primi passi della «giovane donna che ha imparato a mordere la vita, a cadere, a rialzarsi, a fallire, a vincere».
Fa da palcoscenico alle vicende anche la Basilicata, dove viveva la famiglia paterna e dove bastava poco per essere felici, come recarsi nella stalla a vedere i cavalli. «Mio padre era di Laurenzana. Quell’angolo di Lucania è legato a tutta la mia fanciullezza, sono le mie radici. D’estate andavamo alla tenuta di famiglia della Canaletta. Ero lì quando c’è stato il dramma di mia madre. Lì c’erano i cugini, gli zii, i nonni. Laurenzana, come Spinoso, fanno parte di un periodo fondamentale della mia vita. Sono quei posti che porti sempre nel cuore».
Un ricordo affettuoso va alla nonna Melina.
«Una donna del Sud. Silenziosa, con i capelli raccolti a crocca. Dolce, ma con un carattere forte che all’occorrenza è riuscita con fermezza ad imporsi». Con lo scorrere delle pagine alle memorie dell’infanzia si contrap- pongono i momenti difficili della malattia della mamma. Una donna che, nonostante la drammaticità del suo male, con grande amore si è dedicata all’educazione dei figli.
Una sofferenza filtrata attraverso gli occhi di una bimba, «un dolore che resta per sempre perché io continuerò a cercare mia madre tutta la vita». In questo viaggio nei ricordi spicca «il momento in cui mia madre sapendo che non ce l’avrebbe fatta ha chiesto a mio padre di portarci a Laurenzana. Non di- menticherò mai il suo sguardo quando mi ha salutato per l’ultima volta. Solo adesso che sono madre ho capito quello che ha provato». Ma da questo percorso doloroso nasce un messaggio positivo perché «mai la sofferenza è fine a se stessa: in ogni pagina, anche la più tragica, passa una vena di forza, la spinta a reagire, a tirare su la testa, a guardarsi intorno e poi dentro di sé e a sorridere. A tenere sempre viva la speranza che qualunque cosa accada, alla fine poi esce sempre il sole.
Queste parole che amava ripetere mia madre mi sono servite e mi servono ancora quo- tidianamente. La vita riserva tante ingiustizie, attacchi violenti alle persone più semplici come io mi ritengo, ma ho sempre creduto con fermezza che prima o poi esce il sole. Magari poi, ma esce. Questa forza senza confini penso di essere riuscita a trasmetterla ai miei figli».

14.04.12

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