Rassegna Stampa

Dago-Report su Barbara ai Magazzini Generali

robertomoroniti via Instagram
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di Alberto Dandolo e Ivan Rota

Non c’è più religione. O forse i gusti del mondo gayo meneghino stanno davvero vivendo una nuova fase e stanno attraversando una singolare evoluzione. Questo sabato ai mitologici Magazzini Generali di Milano si è tenuta una doppia serata con due star tra loro agli antipodi: Boy George e Barbara d’Urso. Risultato? Per il concerto di ( quel che resta) del ragazzaccio inglese icona degli anni ’80 c’erano 300 persone e per la d’Urso si sono sfiorate le 5 mila presenze.

Tutto cambia e tutto passa e anche i “gusti” della Milano “trah-gressiva” e “trans-sversale ” hanno subito evidentemente una inaspettata metamorfosi. Ma procediamo con ordine. Alle 21.00 spaccate si è presentato sul palco dei Magazzini un truccatissimo, cappellatissimo e dimagritissimo ( ma che pasticche se prende?) Boy George. E’ arrivato con un enorme e blindatissimo autobus (tipo quelli delle gite organizzate per andare a Pietralcina da Padre Pio) con tutto il suo staff. C’erano più uffici stampa, truccatori e costumisti ( manco fosse Valeria Marini!) che strumenti musicali.

Ha iniziato il concerto con un atteggiamento da “ma che ce sto a fa?” ed è stato gentile tanto quanto una tisana lassativa presa per sbaglio prima di un colloquio di lavoro. I suoi fan in delirio sono stati costretti a subirsi ben 3 interruzioni del concerto perché all’irritato George davano fastidio i flash dei telefonini che volevano immortalarlo ( assieme ai suoi resti mortali). Ma siccome a una star come lui si perdona tutto ( anche la voce che non ha più) alla fine il suo concerto con tanto di applausi e ovazioni il buon Boy se lo è comunque portato a casa.

All’uscita ha incrociato l’altra star della serata: una palliettatissima e galvanizzatissima Barbara d’Urso. Tra loro un fugace e gentile saluto moderato dalla drag Vanity Vougue che ha fatto gli onori casa. Vanity, che si sente un incrocio tra Lady Gaga e Stefania Orlando, ha accompagnato sul palco Barbara che era scortata dal suo braccio destro, il suo autore di punta Ivan Roncalli. Cartellino timbrato anche per Alessandro Cecchi Paone e il giornalista Armando Sanchez.

All’entrata della d’Urso i quasi 5 mila e giovanissi gay ( l’età media era 20 anni) l’hanno accolta manco fosse Madonna e tutti a chiederle di cantare il suo pezzo ( e anche unico) Dolce Amaro, canzone anni ’80 che è ormai un cult in tutti i locali omo di Milano: dalle discoteche, alle saune e alle peggio dark room.

Barbara, rigorosamente in playback, ha cantato la sua hit e ha poi salutato i suoi fan ( tutti che volevano che lei facesse il suo Carmelita smack) con un discorso filosofico-politico :”ragazzi io vi amo, io mi sento una di voi, io sono voi …nelle mie trasmissioni mi batto e mi batterò sempre per vedere un giorno riconosciuti i vostri diritti. Che poi sono i “nostri” diritti. Vi amoooo”.

A un certo punto l’hanno poi “prelevata” 30 bonazzi, in mutande e muscoli in bella vista e se la sono portata nel privè dove si è fatta con le “sue” fan più accanite almeno un centinaio di “selfie”. Queste conoscevano tutto della sua carriera professionale, comprese le partecipazioni a fil di culto come “Blues Metropolitano”.

Barbarella era commossa da cotanto affetto: una donna che riesce a superare le barriere. Amica delle telespettatrici, amica dei gay e compagna di balli di artisti e vecchietti ex combattenti con i quali condivide le serate alla Sala Venezia, ritrovo amato da Fabio e Candela Novembre, Maurizio Cattelan, Paola Manftin, Yuri Ancarani e da tutto il gotha della movida culturale ( e non solo) milanese.

via Dagospia
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